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Problemi di coppia

Instaurare una relazione non è un punto di arrivo, ma di partenza. Vivere in due richiede da entrambe le parti un impegno sincero e costante, e per questo motivo può diventare un’opportunità di auto miglioramento.
Una relazione solida, fondata sul rispetto, la complicità e la sintonia, va costruita giorno per giorno, con pazienza e dedizione.
Si tratta in effetti di una vera e propria sfida, dove è necessario mettersi in gioco, sviluppare empatia, capacità di ascolto e flessibilità nell’andare incontro all’altro, tutte componenti di quello che comunemente si definisce amore.

Insieme, indipendentemente
Per essere in grado di amare qualcuno che presenta un’individualità diversa dalla propria, è necessario avere raggiunto un certo livello di maturità.
E’ infatti già molto difficile per un individuo assumersi la responsabilità delle proprie contraddizioni, per cui, quando due persone vivono insieme, le difficoltà si moltiplicano.
Per fare funzionare una relazione è dunque necessario, in primo luogo, cercare di sviluppare attivamente la propria personalità. Ma è proprio questa difficoltà a camminare “indipendentemente insieme” nel proprio viaggio di coppia, senza far dipendere la propria felicità dall’altro, la causa oggi di molti conflitti di coppia.
Il vero amore infatti, non consiste nell’aggrapparsi l’uno all’altro, ma è l’interazione tra due persone solide, sicure della propria individualità e che cercano costantemente di migliorare se stesse, accettando i limiti dell’altro, e cercando di apprendere quelle qualità che più si ammirano nel partner.

Il problema della comunicazione
Un’altra problematica di fondo e comune a molte coppie, è quello della comunicazione.
Si verifica infatti spesso il caso, che per evitare il conflitto aperto, ciascun membro della coppia arrivi a non comunicare più le proprie esigenze e le proprie opinioni, accumulando una serie di “questioni irrisolte” e di “cose non dette” che nel tempo si trasformano in odio, ricriminazioni, critiche e menzogne.

Il Counselling alla coppia
La coppia viene accompagnata nella conoscenza delle proprie dinamiche relazionali e comunicazionali, al fine di modificare i dinamismi inadeguati e reimpostare la relazione. Alla coppia viene offerta l’opportunità di esprimersi liberamente in un luogo accogliente e predisposto all’ascolto, in modo da affrontare le questioni irrisolte alla base delle incomprensioni e dei conflitti. Vengono inoltre trasmesse nuove competenze comunicazionali e relazionali al fine di allentare le tensioni e ricreare un clima di rispetto e di sostegno reciproco.

Il caso di Francesca e Giovanni

La prima seduta di coppia: “la rabbia del marito”
La richiesta di aiuto è arrivata tramite telefonata da parte della moglie, la quale con tono preoccupato mi dice che il suo matrimonio sta naufragando e vuole al più presto fissare un appuntamento.
La coppia si presenta all’appuntamento con 10 minuti di anticipo, prima entra la moglie e il marito la segue. Li accolgo con una stretta di mano e li faccio accomodare in sala d’attesa. Li osservo mentre lei si siede sulla poltrona e lui, anziché sedersi sulla poltrona accanto alla sua, sebbene fosse libera, si siede sulla poltrona più distante e senza guardarla nemmeno inizia a leggere una rivista.
Dopo 10 minuti li faccio entrare, in studio entra prima la donna e l’uomo la segue. Li faccio accomodare e chiedo loro di presentarsi. La prima a parlare è la donna, Francesca, una bella Sig.ra di 40 anni, ben vestita e curata; diplomata in ragioneria è impiegata come segretaria presso uno studio medico da 10 anni. Il suo lavoro le piace e facendo un part time ha anche la possibilità di occuparsi dei figli e della casa.

Suo marito, Giovanni, è un uomo alto e robusto di 45 anni, un po’ trasandato, diplomato all’istituto tecnico svolge la professione di elettricista gestendo un’attività in proprio.

Alla presentazione segue un breve silenzio, i due coniugi si guardano e lei dice al marito di voler parlare per prima. Francesca inizia un lungo monologo guardando me, con l’esasperazione scritta in volto, mentre il marito tiene lo sguardo rivolto verso il basso, con un’espressione rassegnata: racconta che lei e Giovanni sono sposati da 11 anni e hanno due bambini, Giacomo di 9 e Alessio di 6. Prima di sposarsi Giovanni era un perfetto gentiluomo, dopo di che, a un solo mese dal matrimonio è venuto fuori il suo caratteraccio.
Afferma che Giovanni vuole sempre avere ragione, e se lei o uno dei loro bambini lo contraddicono o non fanno quello che vuole lui, esplode la sua rabbia in modo incontenibile e crudele.
Con gli occhi lucidi e rossa in volto, Francesca spiega che quando il marito si arrabbia, è capace di maledirla anche se sono in mezzo alla gente, di insultarla in modo orribile e di accusarla in modo folle, non curandosi nemmeno che i bambini assistano o meno a quelle sfuriate. Qualche volta prende a pugni il muro, sbatte le porte, lancia e distrugge gli oggetti.
Se capita che rimangano bloccati nel traffico mentre guida l’auto, si mette ad urlare ogni sorta di improperi contro gli automobilisti che gli stanno davanti e che vanno troppo lenti. Anche sul lavoro manifesta lo stesso caratteraccio, lo ha visto sbarazzarsi tra urla ed insulti di un dipendente dopo l’altro, non appena il lavoro che svolgevano non rispecchiava i suoi standard.
Conclude dicendo che la rabbia è il tratto caratterizzante la sua personalità.
A un certo punto rivolgo lo sguardo verso Giovanni, invitandolo implicitamente a rispondere a quanto la moglie aveva affermato. Lui, dopo aver fatto una smorfia e alzando le spalle, ammette che la moglie ha ragione, che sa di avere un carattere difficile, ma che dopo tutto in giro c’è di peggio, in quanto lui, rispetto a tanti altri uomini, non ha mai picchiato la moglie.
Questa sua affermazione fa infuriare la moglie che con tono molto risentito e guardandolo con disprezzo, afferma che Giovanni è un uomo impossibile da sopportare ma che purtroppo non se ne rende conto; che la sua rabbia le sta prosciugando le energie e non sa quanto riuscirà a resistere ancora.
Chiedo a Francesca in che modo reagisce alla collera di Giovanni, e lei mi risponde piangendo che non può reagire, può solamente stare zitta e aspettare che la sua furia si calmi, perché se reagisse la collera del marito diventerebbe ancora più grande.
Chiedo poi a Giovanni di parlarmi della sua rabbia e lui mi dice che questo problema ha sempre afflitto gran parte della sua vita; afferma che suo padre era peggio di lui, si arrabbiava facilmente per qualsiasi cosa, arrivando a picchiare sia la moglie che i figli.
Descrive il padre come un uomo freddo e rude e riporta un episodio accaduto durante la sua infanzia: una volta, quando lui aveva 7 anni e bisticciava con il fratello di 6 sul sedile posteriore dell’auto, all’improvviso, senza avvisarlo, accostò l’auto, scese, aprì di scatto la portiera, lo tirò fuori con furia e lo riempì di botte. Poi, ancora senza dire una parola, è risalito in auto trascinandolo dentro ed è ripartito. Aggiunge inoltre, che questo episodio è solo uno tra i tanti in cui suo padre ha riversato la sua rabbia sui due figli o su sua madre.
Il primo incontro è terminato in questo modo e ne abbiamo fissato un altro la settimana seguente.
Nel salutarmi la donna mi ringrazia per averla ascoltata, guardandomi in modo tale come se volesse supplicare il mio aiuto, mentre il marito, stringendomi con forza la mano, mi fa un sorriso sornione affermando che con uno come lui avrò un bel da fare..

Il problema alla base del conflitto
Da quanto è emerso da questo primo incontro, è evidente che Giovanni ha un serio problema di rabbia e che la moglie, succube e provata per le sue continue esplosioni di collera, è disperata, in quanto si sente impotente, ma desidera tuttavia salvare la coppia e il matrimonio, sperando in un cambiamento del marito.
Probabilmente le brutte maniere del padre hanno lasciato il segno su Giovanni e hanno avuto un ruolo di somma importanza nel costruire la sua rabbia di adulto. Nel corso dell’adolescenza fino ai suoi 45 anni, la rabbia si è probabilmente manifestata come un fiume incontenibile; e probabilmente ogni sua esplosione di ira non nasce dal nulla, per quanto le ragioni che lo fanno infuriare siano a detta della moglie banali, ma hanno ragioni molto profonde, legate al dolore mai risolto di un ragazzino che ha vissuto nel terrore, costretto ad assistere alle continue esplosioni d’ira del padre. Intravedo in Giovanni un uomo profondamente ferito e la potenza della sua attuale collera mi sembra un chiaro segnale del fatto che non ha ancora riconosciuto ed elaborato il suo dolore.

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