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Intervista sulla gestione della rabbia

INTERVISTA SULLA RABBIA

per Starbene.it

1. Da cosa può essere causato il sentimento della rabbia?

In tanti anni che svolgo il mio lavoro a contatto con persone che cercano di dare un senso alla propria rabbia, ho capito una cosa: ad alimentare la rabbia c'è sempre qualcosa che va oltre a ciò che appare in superficie. Le persone arrabbiate possono sembrare forti, decise, o sicure di sè, ma sotto tale maschera si celano spesso paura, solitudine, insicurezza e sofferenza. La rabbia mal gestita riflette sempre una ferita profonda che anela ad essere guarita. E' necessario quindi, per imparare a gestire in modo costruttivo la rabbia, individuare il "grido" che si cela dietro questa emozione.

Ascoltando le storie di molte persone che hanno difficoltà a gestire la rabbia e di coloro che vivono con essi, ho scoperto che le circostanze che la innescano possono essere le più svariate. Ad esempio, la rabbia può scattare quando un membro della famiglia parla con un tono di voce sbagliato, o un collega di lavoro non produce i risultati desiderati, o ci si trova imbottigliati nel traffico, o il cane sporca in casa, o le bollette sono troppo alte, o quando qualcuno muove una critica, o un bambino rifiuta di obbedire o ci si sente ignorati e poco considerati.

Quando ricostruisco, assieme alle persone che incontro nel mio lavoro la propria storia familiare, si viene a sapere che la maggior parte di loro, che oggi hanno difficoltà nella gestione della rabbia, è cresciuto con almeno un genitore che aveva lo stesso problema. In questo caso evidenzio loro che la loro collera attuale è una prosecuzione del dolore e del sentimento di impotenza che hanno provato quando, da piccoli, sono venuti a contatto con messaggi di critica e di svalutazione da parte degli adulti di riferimento.

Quindi, anche se apparentemente, la rabbia è una reazione a una frustrazione momentanea, in realtà una sua incapacità nel gestirla affonda le sue radici nella memoria di una situazione di rifiuto, di abbandono e di critiche severe. Spesso i collerici sono dunque persone ferite, fragili. E nella maggior parte dei casi si portano dietro un sentimento di vergogna che giace irrisolto da anni, anche decenni. Queste persone vanno in collera perchè reagiscono ad una percezione di una minaccia o di una negazione del proprio valore, e nei loro scatti di rabbia desiderano proteggere il proprio valore personale, le proprie necessità e le proprie convinzioni interiori, e nel farlo, diventano spesso prigionieri dei propri impulsi emotivi.

 

2. Come capire quando la rabbia diventa problematica?

La rabbia diventa problematica quando non la si riconosce e la si reprime, in questo caso si ritorce contro noi stessi con stati ansiosi e depressivi, alimentando un senso di inadeguatezza e di inferiorità, con gravi conseguenze sulla propria autostima. Inoltre, quando la mente non riesce a gestire i conflitti, anche il corpo ne soffre: numerose affezioni psicosomatiche come mal di schiena, ulcere, psoriasi ed altro, possono essere legate al soffocamento della collera.

Oppure, la rabbia diventa problematica anche quando, mal gestita, si diventa vittime dei prorpi impulsi emotivi, ed essendo incapaci di controllarla, la si scarica addosso, in maniera esagerata ed inappropriata, sugli altri, compromettendo la possibilità di coltivare e mantenere buone relazioni interpersonali.

 

3. Come imparare a gestire la rabbia?

Nel mio lavoro con le persone che si definiscono colleriche, non mi focalizzo tanto sul fatto che provino rabbia, quanto su ciò che ne fanno, e sul perchè tale emozione possa così facilmente essere gestita in modo improduttivo.

Nella maggior parte dei casi infatti, quando insorge l'ira, è probabile che venga mal gestita, in genere con comportamenti offensivi, insensibili o che negano il valore dell'altro.

Quando lavoro con queste persone sottolineo la necessità di separare la loro rabbia dall'atteggiamento delle persone che l'hanno provocata. Aiuto le persone a scoprire le diverse opzioni che hanno a disposizione per gestire la rabbia quando insorge, e analizzo con loro alcuni degli schemi di pensiero, convinzioni errate, che generano rabbia indirizzandola nella direzione sbagliata. Le persone imparano a controllare la rabbia quando comprendono che hanno sempre la possibilità di scelta riguardo a come reagire.

Fondamentale per loro diventa la capacità di osservare e di modificare le convinzioni erronee e poco utili che nutrono, per modificare il proprio punto di vista, l'acquisizione di tecniche di comunicazione assertiva per imparare ad esprimere le proprie necessità all'altro, nel completo rispetto, senza scendere in comportamenti offensivi e l'acquisizione di metodi che permettono di mantenere la calma nei momenti più agitati.

E' importante capire che non c’è bisogno di urlare o di arrivare addirittura alle mani per esprimere la propria irritazione. L’arma migliore è sempre la parola. E’ bene però utilizzarla consapevolmente per esprimere i veri motivi delle nostre insoddisfazioni. Dietro la collera si nasconde sempre una sofferenza. Adirarsi ad ogni costo e contro chiunque è un modo per sottrarre energia alla disperazione e non guardare in faccia il dolore. Perché il proprio malcontento sia preso seriamente in considerazione, è bene esprimerlo con la massima calma.

Negli incontri individuali che hanno luogo nel mio studio, si cerca di risalire ai ricordi del passato impressi da molti anni nella memoria, che hanno generato la rabbia di cui si soffre e che non si riesce a gestire: per prima cosa si procede ad un’analisi della situazione presente, in cui la persona parla delle sue sensazioni, delle emozioni, dei conflitti interiori. In un secondo tempo, si inizia a decifrare il conflitto all’origine del malessere: in quale periodo della vita (infanzia o adolescenza) si è costituito? A quale parente stretto (mamma, papà, cugino, fratello..) è legato? Come può essere descritto tale conflitto? Il terzo tempo dell'incontro è dedicato infine all’esplorazione della tensione accumulata e alla sua liberazione grazie a vari metodi che comprendono tecniche di respirazione, di rilassamento delle rigidità muscolari, dell’abbandono delle posture sbagliate e all’espressione delle emozioni represse. Le situazioni infantili e adolescenziali che bloccano o paralizzano possono essere messe in scena attraverso ad esempio, dei metodi molto efficaci che permettono di esprimere la rabbia attraverso una rappresentazione simbolica dell’emozione, allo scopo di renderci consapevoli di quanto potente essa possa essere. Nello sperimentare la liberazione della propria rabbia, si possono sperimentare un senso di potere personale che prima non si riteneva di possedere. Una volta espressa la rabbia in modo simbolico nella privacy della propria mente, rindirizzandola al mittente che l’ha provocata, e' molto piu' probabile che non reagiremo con rabbia nella vita di tutti i giorni, ma con assertivita', piu' consci del nostro potere personale e anche piu' consci dei nostri e altrui diritti umani.

Alla fine dell'incontro la persona annota quello che ha vissuto alla scopo di utilizzare nella vita quotidiana i cambiamenti che sta facendo. Negli incontri successivi sarà utile riparlarne per allentare le tensioni che ritornano, consolidare i cambiamenti raggiunti e rassicurare la persona delle sue nuove capacità.

 

4. Come agire quando si subisce un attacco di rabbia da parte di un partner/familiare/amico?

Spesso, quando si è vittime di un attacco di rabbia, si è tentati di reagire con altrettanta rabbia, ma questo può solo portare ad un peggioramento delle cose, in quanto tali reazioni portano ad un aumento dell'aggressività dell'interlocutore. E' necessario invece mantenere la calma, respirare profondamente, predisporsi ad un atteggiamento di ascolto evitando di addittare l'altro come una persona che ha torto e che sta sbagliando, il che alimenterebbe la sua collera, ma lasciare che si sfoghi per poi prendere la parola, utilizzando la comunicazione assertiva, solo in un secondo momento.

Infatti, più si riesce a controllare le proprie reazioni alle provocazioni, maggiori saranno le capacità di valutare obiettivamente la situazione e di gestire il problema. E' necessario allora respirare profondamente e contare mentalmente e lentamente fino a 10 prima di dire o fare qualcosa di cui ci si potrebbe pentire. Può essere utile pensare che una persona aggressiva può avere dei problemi personali. Essere riflessivi sulla natura aggressiva e problematica di certe persone può aiutare ad osservare la situazione in modo più obiettivo, con minor coinvolgimento personale. Può essere quindi utile ricordare a se stessi che le persone mettono in atto determinati comportamenti a causa di sofferenze personali non risolte.

E' utile attendere che le acque si siano calmate per poi fare riflettere la persona che ha aggredito sulle conseguenze negative del proprio comportamento, richiamadola ad un maggior rispetto delle proprie necessità, attraverso la comunicazione assertiva. Per arrivare a questo però, è prima necessario essere riusciti a smaltire in qualche modo la rabbia suscitata da chi ci ha aggredito, e per farlo può essere utile seguire i seguenti passaggi:

1) PLACARE L’EMOZIONE PARLANDONE CON UN’AMICO: Per rendere possibile un approccio disteso alla discussione con la persona che ci ha fatto arrabbiare, può essere utile scaricare preventivamente le proprie tensioni, telefonando ad esempio ad un amico per raccontargli l’accaduto. Questo serve a far passare il primo moto di collera, quello più aggressivo, senza contare che una terza persona potrebbe suggerirci un modo diverso di guardare le cose.

2) CHIARIRSI LE IDEE: avere infatti un’idea precisa di cosa si sente dentro e di cosa ci si aspetta possa accadere dopo una discussione, ci aiuta a mettere a fuoco le cose da dire, gli argomenti da mettere in campo. E ci dà una mano a controllare le cose, in modo che l’emozione non prenda il sopravvento facendoci sfuggire il controllo della situazione. Per acquisire chiarezza, può essere utile porsi delle domande:

che cosa ha scatenato la nostra collera? Il nostro interlocutore ci ha nuociuto intenzionalmente o per errore? Siamo sicuri di non esserci sbagliati sulle sue intenzioni? O di non aver mostrato eccessiva suscettibilità? La situazione merita una reazione decisa? Abbiamo considerato delle alternative per sdrammatizzare? Spetta al nostro interlocutore cambiare o a noi farci capire meglio? Che risultati ci aspettiamo dalla nostra collera?

3)ESPRIMERE LE PROPRIE OPINIONI: è necessario farlo dopo aver placato le proprie emozioni. L’atteggiamento da adottare è di tipo assertivo, evitando dunque di scadere in eccessi di alcun tipo, quali le ingiurie e le accuse. Lo scopo è infatti quello di ristabilire un equilibrio e non di schiacciare l’interlocutore: lo psicoterapeuta americano Thomas Gordon ha elaborato il sistema dei cosiddetti “messaggi-io”, che si basa sul principio di parlare di sé in questo modo: definendo con precisione ciò che ci ha disturbato (quando tu…), raccontando le nostre emozioni (mi sento….), condividendo le nostre aspettative (perché io…), esprimendo i nostri bisogni attuali e le motivazioni (e io ti chiedo di.. in modo da..). Il beneficio di esprimere la collera va oltre il sollievo di togliersi un peso, significa ridefinire le relazioni con se stessi e con gli altri.

4) ESPRIMERE APERTAMENTE LA RABBIA: è importante permettere a se stessi di avvertire completamente la rabbia, creando un posto sicuro per poterla esprimere, da soli, o con un amico fidato o con un esperto. Se siamo soli in un posto sicuro, permettiamoci di parlare ad alta voce, di vaneggiare, di scalciare o urlare, di lanciare e colpire cuscini. Dopo aver fatto ciò in un ambiente sicuro, (per un periodo potremmo aver bisogno di farlo regolarmente) non avremo più paura di compiere un atto distruttivo e saremo capaci di affrontare in modo più efficace, le situazioni che ci si presenteranno.

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