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Maternità e post partum

Miti da sfatare sulla maternità

La nascita di un bambino è comunemente considerato un avvenimento gioioso e qualcosa di straordinario. Questo in parte è vero, ma non è solo così, e molte donne purtroppo sperimentano anche il lato più oscuro e difficoltoso dell’esperienza della maternità.

Oggi è ancora troppo diffuso lo stereotipo per cui “a una madre basta il suo bambino per essere felice”, questo è un mito da sfatare, perché non tiene assolutamente in considerazione cosa realmente accade nel corpo e nella mente di una donna che ha dato alla luce un piccolo essere umano.

Anche per quelle madri che hanno la fortuna di poter contare su un’importante rete di supporto costituita da genitori, parenti e amici pronti a prestare aiuto, spesso il momento del parto è vissuto come uno shock, senza dimenticare lo stress derivante dalla nuova maternità: ora il bambino tanto atteso è arrivato e con lui si accumulano tanti interrogativi e tante nuove mansioni relative al nuovo ruolo, per cui le cose che sembravano le più semplici e naturali all’improvviso possono venire percepite come una montagna da scalare.

Per la maggior parte delle donne infatti il periodo successivo al parto è una fase della vita molto difficile, fatta di tensioni, preoccupazioni, di un cocktail sconcertante di emozioni dettate da violenti sbalzi di umore che vanno dall’apatia alla depressione: alcune donne dopo il parto non sentono più niente, nessuna emozione, nessuna gioia, ma quello che prevale è un sentimento schiacciante di inadeguatezza e di paura, una grande paura di non essere all’altezza della situazione, per cui finisce che la madre non dorme e non mangia, si sente sempre triste e più il bimbo piange più si sente inadeguata.

Anche se molte donne non lo sanno, tutto questo è normale ed ha anche origini fisiche, in quanto i livelli di estrogeno e progesterone così come quello delle endorfine che hanno contribuito a dare gioia e benessere per tutta la gravidanza dopo il parto calano drasticamente.

Oltre a questo c’è anche da dire che partorire non basta per diventare madre: come alcuni studi recenti hanno dimostrato, una madre su dieci ha reali difficoltà nel creare una relazione con il proprio bambino nel primo anno di vita. Infatti, l’amore per il figlio spesso non è disgiunto da un sentimento di rabbia perché ogni figlio si nutre, soprattutto nei primi mesi, del sacrificio della madre: sacrificio del suo corpo, del suo tempo, del suo spazio, del sonno, delle relazioni affettive, del suo lavoro.

Anche se questi stati d’animo in una certa misura sono presenti in ogni maternità, molte donne non ne sono consapevoli e soffrono in silenzio tra le mura di casa perché si vergognano, perché sentono che non amare sin da subito incondizionatamente il proprio bambino è un’esperienza terribile da provare e impossibile da condividere ed è questa solitudine, unita ai violenti sbalzi di umore, che può diventare un profondo disagio psicologico fino a trasformarsi in quella malattia comunemente chiamata depressione post partum, che se non individuata e affrontata al suo emergere può aggravarsi con il passare del tempo con conseguenze peggiori.

Cosa può fare il counselling per le neo mamme

L’intervento di counselling in questi casi è utile per aiutare le neo mamme a diventare consapevoli del nuovo ruolo e delle nuove responsabilità che questo comporta. Alle donne che alle prese con una prima esperienza di maternità nutrono sentimenti di paura e di inadeguatezza tali da indurle a pensare di non farcela ad essere delle buone madri per i loro figli, viene data la possibilità di esprimere i propri disagi, i propri pensieri e i propri sentimenti di inadeguatezza.

Il counsellor, grazie alla sua capacità di ascolto e alla sua partecipazione attiva aiuta così le neo mamme a mettere ordine a un quadro emozionale confuso e disorientante e ad acquistare fiducia in se stesse in modo da vivere la maternità con più serenità e ottimismo.

 

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